Comune di Castel Sant'Elia
provincia di Viterbo
MADONNA AD RUPES

del 26/02/2011

Tratto dall’Osservatore Romano sabato 4 maggio 1996
Diocesi di Civita Castellana: primo centenario dell’incoronazione di Santa Maria “ad Rupes”
Nell’immagine gli ideali artistici del Sassoferrato
Un’accurata indagine sulla vita e sulle opere di Sassoferrato, pur facendoci escludere un suo intervento diretto, ci ha indotto a ritenere che le sue idee ispiratrici e relative forme tecniche siano ben presenti anche nell’opera di Castel Sant’Elia. Il Sassoferrato (Giovan Battista Salvi) nato a Sassoferrato nel 1605 morto a Roma il 1685, apprese i rudimenti della pittura del padre, ma l’influsso decisivo gli venne dagli studi di Raffaello e dei Carracci. Il Perugino lo interessò particolarmente sia per il contenuto che per la forma; tanto che la sua aderenza allo stile lineare di questi e di Raffaello, sembrò così convincente agli intenditori del ‘700 da ritenerlo un classicista del ‘500. Svolse la sua attività in prevalenza nell’Umbria e in Roma e fu soprattutto pittore di immagini Mariane, dipinte quasi sempre a mezzo busto, con pochi colori tradizionali, su uno sfondo neutro con l’espressione della pietà e del raccoglimento. Delicatezza, dolcezza di sentimento sottile, soave fascino tradiscono e rispecchiano indubbiamente il cuore materno.
Tra le sue opere ci ha particolarmente interessato la Madonna conservata al Museo Kunthistorisches di Vienna dal titolo: La Madonna con il Bambino addormentato, la cui immagine ci è stata fatta gentilmente pervenire dalla rappresentanza austriaca in Roma. Tale titolo che potremmo senza indugio porre a margine di Santa Maria “ad Rupes” ci fa risalire indubbiamente al Sassoferrato come ispiratore di tale genere di composizioni. Tuttavia ci sembra che la Madonna in adorazione conservata nella galleria del palazzo Doria in Roma, sempre del Sassoferrato, e da noi messa a confronto con la Vergine “ad Rupes” ci fa riscontrare le indubbie rassomiglianze di contenuto e di forma; e ci richiama innanzitutto al celebre tipo della Madonna orante con gli occhi abbassati ripetuto infinite volte dal Sassoferrato e divenuto un testo esemplare della pietà mariana del ‘600. La stessa posizione delle mani è pressochè identica nelle due immagini messe a confronto. In definitiva pur escludendo una firma diretta del Sassoferrato alla tela di Castel Sant’Elia possiamo concludere che la stessa è stata ispirata direttamente dalla sua arte e che è stata realizzata durante il periodo XVII secolo. Occorre peraltro aggiungere che pur conservando discreta originalità la parte superiore dell’immagine di Santa Maria “ad Rupes”, risulta assai ritoccato il mantello, con l’aggiunta di vistose stesure e stelle successive mediante maldestri restauri posteriori; l’osservazione vale anche per le forme e la positura del bambino. Possiamo concludere che la bella e venerata immagine di Castel Sant’Elia, dopo il superamento della cultura figurativa rinascimentale che aveva mirato alla ricerca del bello classico e platonico, dava anche una risposta con funzione apologetica, alla iconoclastia protestante, rispondeva alle esigenze della pietà popolare mariana, interpretata, oltre che dal Sassoferrato, da artisti che partecipavano alla difesa della virtù di Maria come altrettanti apologisti: come Bernini, il Guercino, il Domenichino, il Reni, il Murillo, Zurbaran e numerosi altri.

(g.p.)





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